Non detti, amori, e maschilismo in “L’Abbraccio” di Ernesto Masina

Flussi di coscienza di “Lui” e “Lei” in L’Abbraccio si alternano in uno spaccato di vita fatto d’amore, parole non dette e maschilismo.

“Lui”, Marco di Salerno, lavora come consulente per investimenti d’azioni nel Varese, mentre “Lei”, Elena, è un’aspirante attrice di teatro.

L’Abbraccio di Enrico Masina è uno di quei testi da leggere tutti d’un fiato. Ti trascina nelle anime e nei pensieri dei protagonisti, mettendo in dubbio personalissime credenze culturali, sociali, tradizionalmente convenzionali.

I due giovani innamorati, in seguito a una separazione dovuta all’equivoco di un tradimento mai consumatosi da parte di Elena, si dedicano “lettere” d’amore e di riflessione, senza avere concretamente un destinatario.

I pensieri di “Lui” e di “Lei” si susseguono e si alternano come rime baciate. Sono istanti, pensieri sfuggevoli, ricordi lontani e vicini, ansie e aspettative sul futuro.

“Forse avrei dovuto guardarli meglio quei sorrisi e valutarli per quanto meritavano. Goderne, farli miei, lasciarli come solo regalo, senza cercare altro. Ma gli uomini sono fatti così. Sono incapaci di godere delle cose dolci, affettuose, romantiche”.

Mentre Marco si rende conto del suo vivere la vita in maniera maschilista, forse dovuta all’educazione meridionale di qualche anno fa, Elena cerca di riscattarsi dal suo ruolo di (ormai ex) compagna.

Mentre “Lui” capisce cosa ha perso, “Lei” mette a fuoco quanto ha guadagnato dalla separazione.

Si tratta di uno di quei libri in cui il maschilismo è sfumato ai limiti della normalità che il riscatto di Elena sembra un gesto di ribellione.

Alla fine, chi dei due dovrebbe essere perdonato?

 Lui per averla lasciata senza darle fiducia o Lei che si è resa conto di quanto vale e ha deciso di andare avanti, incontrando anche un uomo “migliore”.

Ecco come una relazione, in punta di piedi e con una scrittura rapida, piacevole e leggera, viene raccontata con una linearità che sorpassa la struttura alternata e raggiunge il lettore come fossero due filoni di pensiero che si supportano e si incastrano alla perfezione.

“Avrei voluto che finisse come nelle fiabe. Tutti felici e contenti. Ma quello forse sarebbe stato pretendere troppo. Io ti auguro di essere felice. In fin dei conti sei un buon uomo, magari un po’ troppo… maschilista”.

NOTE SULL’AUTORE

Ernesto Masina è uno scrittore nato in Africa da genitori italiani. Cresciuto in Val Camonica, si avvicina all’arte e alla scrittura in età avanzata. La sua prima opera “L’orto fascista” è collocata dai giornalisti de “La Stampa” nel sito “Lo Scaffale” ove vengono ospitati i romanzi che non dovrebbero mancare in ogni biblioteca.

Serafina Di Lascio

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