17 dicembre: Linda Ruggeri

La diciassettesima finestra del Calendario dell’Avvento Romance si apre con l’autrice emergente Linda Ruggeri con un suo racconto in cui da voce alla protagonista del suo futuro romanzo.

Un magico incontro di Linda Ruggeri

Una delle cose che preferivo fare durante il periodo natalizio era pattinare sul ghiaccio. Mi faceva sentire libera.
Da bambina, i miei genitori, appena aprivano le piste di pattinaggio, mi ci portavano sempre. Li rendeva felici vedermi scivolare su quei pattini, sorridente e spensierata.
Adesso, nonostante i miei trent’anni, non avevo alcuna intenzione di rinunciare a quella tradizione. Era un po’ come tornare alla mia infanzia.
Finalmente era arrivato il weekend. Avevo passato una settimana molto stressante al lavoro. Sentivo proprio il bisogno di staccare completamente la spina e rilassarmi, così presi in mano il telefono e chiamai Cristina, la mia migliore amica.
«Ehi! Come stai? Ti va di andare a pattinare oggi pomeriggio? La stagione ormai è quella giusta!»
Dalla finestra della mia camera, riuscivo a intravedere un leggero nevischio.
«Sì, volentieri! Proprio quello di cui avevo bisogno! Mi vesto e passo a prenderti!»
«Ok, affare fatto! A dopo, ciao.»
Cristina condivideva con me la passione per il pattinaggio. Era l’unica tra le mie amiche in verità. Tutte le altre la ritenevano una cosa infantile.
Indossai i miei inseparabile scarponcini da neve, presi borsa, chiavi e telefono e uscii di casa.
Appena misi il naso fuori dal cancello, mi pentii subito di non aver messo i guanti, faceva davvero tanto freddo!
Optai per tenere le mani riparate dentro le tasche del cappotto.
Aspettai qualche minuto l’arrivo di Cristina, ma vedendo che tardava, la chiamai e le proposi di incontrarci direttamente in pista, tanto da casa mia ci volevano cinque minuti a piedi.
Camminare mi scaldava, e poi una passeggiata era sempre piacevole.
Ero in fila per prendere i biglietti, quando Cristina apparve di fianco a me.
«Eccomi! Scusa il ritardo, ma come al solito dimentico sempre tutto, e questa volta stavo uscendo senza cellulare!» Doveva aver corso, perché parlava ansimando.
«Tranquilla Cri! Anzi, mi ha fatto piacere fare due passi in verità…» e le sorrisi.
Come al solito, era sempre un gran fatica trovare il mio numero di pattini. Molte volte infatti dovevano darmene un paio da bambina. Avevo un piedino da Cenerentola.
Del resto, era proporzionato alla mia statura. Ero sempre stata piccolina e minuta, anche se le mie forme si lasciavano ben intravedere. Punto a mio favore, ovviamente.
Cristina invece era il contrario di me, alta, slanciata e quasi priva di curve visibili. Un dettaglio che la contraddistingueva erano i capelli biondi, riccissimi e lunghi fino al sedere.
Anch’io tempo prima li avevo così lunghi, ma poi ebbi la brillante idea di farmeli tagliare drasticamente e adesso sembrava non volessero più crescere, si erano fermati alle spalle.
L’entrata in pista era il momento che mi piaceva meno, perché dovevo riprendere confidenza con i pattini e il ghiaccio, tenendomi aggrappata al muretto, se non volevo finire lunga distesa per terra con la faccia spiaccicata al suolo.
Una volta partita poi, non mi sarei più fermata, mi sembrava di volare. Cristina cercava in tutti i modi di stare al mio passo, ma non era semplice, me ne rendevo conto. Ero sempre stata spericolata.
Ogni tanto mi fermavo per non farla restare troppo indietro e la prendevo in giro scherzosamente per la sua lentezza.
«Dai, più veloce Cri… Prova a prendermi!» e poi scivolavo via più veloce che potevo, ridendo fragorosamente, mentre lei imprecando cercava di raggiungermi.
Ci divertivamo tantissimo, in quei momenti non pensavamo a nulla, soltanto a pattinare e a divertirci.
Stavo pattinando tranquillamente, quando i miei occhi incrociarono quelli di un uomo. Era fuori dalla pista e sembrava guardasse proprio me. Non mi ero accorta di lui prima di quel momento. Avrà avuto trentacinque anni, era bellissimo.
Sentirmi osservata mi faceva sentire a disagio. Cercai con lo sguardo Cristina, che mi stava raggiungendo.
«Ehi, che succede? Perché te ne stai lì impalata?»
La guardai e le feci un cenno verso l’uomo misterioso. Lei annuì e ammiccò con sguardo provocatorio: «Non posso perderti di vista un attimo che fai conquiste, eh? Scommetto che sta aspettando di vederti uscire…»
«Ma va, non credo…» dissi, sempre più imbarazzata.
Gli occhi di lui non smettevano di fissarmi, seguiva ogni mio movimento.
«Cri, è meglio se andiamo… Non mi sento a mio agio…»
«Ok, certo… incamminiamoci verso l’uscita.»
Quando uscii, lui era ancora lì… Cristina aveva ragione, mi stava aspettando. Dovevamo per forza andare da quella parte, non c’era altra via d’uscita.
Eravamo sempre più vicine, il cuore andava all’impazzata…
Non disse nulla, continuò solo a fissarmi mentre entravo all’interno dell’auto di Cristina e sfrecciammo via nel buio della sera.

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