13 dicembre: Chiara Rametta e Francesca C. Cominelli

Sotto la tredicesima finestra del Calendario dell’Avvento del Romance con le autrici Chiara Rametta e Francesca C. Cominelli con un estratto della loro romanzo “Fidanzati x le feste“.

Estratto



Fidanzati per x le feste di Chiara Rametta e Francesca C. Cominelli



INDIPENDENCE DAY E CATORCI IN METALLO

Ormai siamo davanti alla biglietteria e non posso più scappare, anche perché il mio finto fidanzato ha già aperto bocca: «Due ticket, per piacere!»
«Dieci dollari, signore.»
Faribo estrae la banconota dal suo portafogli e poi mi porge i biglietti. Vorrei tanto strapparli, ma non posso dare spettacolo. Non voglio salire su quella dannata giostra.
Un addetto alla sicurezza ci fa accomodare sul nostro vagone, che è esattamente il primo della fila, e ci ordina di allacciare le cinture.
«Dovevamo proprio scegliere il primo vagone?! Non abbiamo nessuno davanti.» Sussulto. Adesso sì che la mia voce è tremolante per la paura.
«Sarà questo il bello. New York tutta per noi.»
«Smettila di dire queste smancerie!» riesco a rimproverarlo appena in tempo, prima che la giostra si avvii.
«Ti sto solo provocando. È così divertente proprio perché non te ne accorgi.» Sogghigna.
Il suono del fischietto decreta la partenza: inizia così una breve salita in diagonale. Basta questo per farmi rizzare i peli sulla nuca. Mi aggrappo al bracciolo sui lati, mentre le ruote fischiano e io non riesco a capire se questo rumore stridente sia nella norma o meno.
Adesso il carrello scorre appeso ai binari, pendendo da questi, e compie la prima curva parabolica. Per poco non vomito.
Rimango senza proferire parola, mi preparo alla prossima curva, pregando tutti gli stilisti di questo mondo che lo zucchero filato rimanga nello stomaco.
«Ma non è divertente?!» I gridolini di felicità di Faribo mi inquietano. Sembra me quando Papi mi ha regalato la mia prima carta platino.
Non appena arriviamo quasi in cima alla seconda salita, le rotaie stridono, rallentando il passo.
«Faribo?» Mi volto e cerco rassicurazione in lui con tono di voce tremolante.
«Tranquilla, bon-bon, tutto nella prassi. Sta perdendo velocità per affrontare la discesa.»
Peccato solo che adesso il vagone abbia rallentato fino a fermarsi del tutto: il tonfo di assestamento ne dà la conferma.
Mi si gonfia il petto per l’ansia. «Perché ci siamo fermati in salita?» chiedo a Faribo.
Ma lui sembra essere più preoccupato di me.
«Il carrello non dovrebbe fermarsi in questo punto in pendenza per la vista panoramica» borbotta.
«Cosa?!»
Il vociare delle persone alle nostre spalle mi fa presagire il disastro immane.
«Per Allah, siamo bloccati!»
A seguirlo in questa affermazione, o meglio richiesta di aiuto urlante, si aggiungono anche gli altri passeggeri del Big Momma.
Un addetto alla sicurezza piazzato sotto la giostra ci ordina tramite un megafono di rimanere ai nostri posti e mantenere la calma.
«È solo un guasto elettrico, signori. Mantenete autocontrollo, vi preghiamo di non diffondere panico.»
«E adesso?»
«Adesso aspettiamo che risolvano il guasto e ripartiremo.»
«Non mi sembri molto convinto…»
«Beh, non c’è altra soluzione.»
«Io lo sapevo che ci saremmo schiantati al suolo! Lo sapevo e tu non mi hai lasciato il tempo di rispondere trascinandomi su questa stupida giostra!»
«Calmati adesso, volevi vedere i fuochi d’artificio no? Da qui ti sembrerà di esserci dentro.»
«Al diavolo i fuochi d’artificio! Morirò appesa a una giostra con il nome di una nonna, solo per colpa tua. È tutta colpa tua, Faribo!»
«Nessuno morirà! Per tutti i daēva, Paris, dacci un taglio.» Ora Faribo è più spazientito che spaventato, ma questo non mi ferma.
«Non ci saremmo nemmeno dovuti vedere, stasera! Hai orchestrato tutto, ammettilo!» rincaro la dose battendogli una pacca sulla spalla.
«Certo, sono stato io a causare il guasto che ha bloccato la giostra, oltre che essere un cuoco provetto sono anche uno yatu!»
«Un che?»
«Uno stregone persiano.»
«Lo sapevo! Tu e i tuoi altari persiani siete stati la mia rovina!»
Faribo prende un respiro profondo, si copre il viso con le mani prima di parlarmi di nuovo: «Chiudi la bocca, Paris. Fai un favore al mondo e zittisciti una volta per tutte!»
«Lo faccio, ma solo perché voglio sentire l’uomo col megafono, non di certo perché me l’hai detto tu!» Incrocio le braccia al petto e metto il broncio. Faribo, al mio fianco, guarda verso l’oceano senza dire nulla.
Rimaniamo in silenzio per qualche minuto, mentre la signora nel vagone dietro il nostro è intenta a urlare contro la security che prova a spiegarci come fare meditazione a più di cinquanta metri da terra.
«Paris, come siamo finiti qui?» chiede Faribo, ancora senza guardarmi.
Rimango in silenzio, dopotutto è stato lui a dirmi di tacere.
Il mio compagno di sventura si gira verso di me. «Paris?»
«Ah, ora posso parlare?»
«Non farmene pentire…» sbuffa tra i denti.
«Abbiamo già appurato che è stata colpa tua, no? Sei stato tu a invitarmi qui. Io ho accettato perché non avevo di meglio da fare» ribatto piccata.
«Non centri le risposte, ma nemmeno le domande. Non abbiamo motivo di essere qui, bloccati su questa montagna russa.»
«Anche a questa domanda abbiamo risposto: è colpa tua perché sei uno yotsu.» Non capisco dove voglia andare a parare con tutte queste domande inutili.
«Yatu! Ma ancora non ci siamo capiti, Paris.» La sua aria frustrata non mi fa presagire nulla di buono. «Riformuliamo la domanda. Lascia stare il guasto della giostra. Che motivo abbiamo di uscire insieme, in occasioni in cui i nostri genitori non sono con noi e non hanno bisogno della nostra presenza come coppia?»
Un rumore sordo proveniente dalle rotaie mi fa urlare per la paura. Inconsciamente stringo la mano di Faribo più forte che posso e lui ricambia la stretta accarezzandomi il dorso.
Il vagone inizia a muoversi, non nel verso in cui tutti si aspettano, bensì all’indietro.
L’addetto alla sicurezza intima a tutti di stare calmi con il suo megafono. «C’è stato un cortocircuito all’impianto principale, vi stiamo facendo scendere con il generatore di emergenza, non correte alcun pericolo. Ripeto: non correte alcun pericolo. Rimanete calmi ai vostri posti e in meno di due minuti sarete di nuovo a terra.»
Continua a ripetere quelle parole finché non ci fermiamo al punto di partenza e io vorrei tanto ficcargli quell’altoparlante su per…
«Visto? Sei scesa sana e salva» sottolinea Faribo una volta fuori dalla giostra.
«Chiudi il becco, shiatsu! È solo colpa tua se ho rischiato le mie exstension bionde!»
Cammino a passo spedito verso la zona ristoro, ho bisogno di una mela caramellata.
«Ancora con questa storia? È possibile che tu mi dia sempre la colpa per ogni cosa che ti succede? Scommetto che riusciresti ad accusarmi persino di essere l’artefice del nostro finto matrimonio!»

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