2 dicembre: Greta Barrovecchio

La seconda finestra del Calendario dell’Avvento Romance si apre con l’autrice emergente Greta Barrovecchio con un suo racconto vincitore del Concorso indetto da Historica Edizioni, L’amore perduto di Lucia.

L’amore perduto di Lucia di Greta Barrovecchio

La città era ormai spenta, tutti dormivano beati nei loro caldi e comodi letti, tutti tranne me. Da mesi non riuscivo a dormire, di notte venivo colta da innumerevoli sogni riguardanti le vite di persone che non avevo mai conosciuto. Avevo sempre avuto questo dono, vedevo cose passate di altra gente, a volte nemmeno troppo belle e capitava spesso che mi svegliassi nel cuore della notte piangendo. Ultimamente a turbare il mio scarso sonno, era sempre lo stesso sogno.
Per la prima volta, era il mio.
C’era un bellissimo ragazzo davanti a me, sapevo di amarlo ed era anche il mio promesso sposo. Tutto andava a gonfie vele tra di noi, il nostro amore cresceva sempre di più, finché un terribile giorno non venne ucciso a colpi di pistola.
Ogni volta, prima di svegliarmi ricordavo il mio grido agghiacciante e un nome, quello del ragazzo. Si chiamava Richard. Ogni notte il mio cuore si spezzava, per poi ricomporsi durante la giornata. Non sapevo chi fossi stata nella mia vita precedente, né chi fosse lui, sapevo solo che ogni volta che lo sognavo, tornavo ad amarlo anche dopo così tanto tempo.
Le mie giornate procedevano sempre con lo stesso ritmo da vari anni, crescere comporta portarsi sempre dietro un gigantesco bagaglio di responsabilità e cose da fare. Per una volta, decisi di uscire fuori dalla mia routine, finito il lavoro andai a bere qualcosa per rilassarmi in un noto bar del centro. Non avevo molte amicizie a causa di questo mio dono che oltre ad allontanarmi dalle persone, mi creava innumerevoli problemi con le relazioni amorose.
Immaginatevi di dormire beati accanto alla persona che amate ed iniziare ad urlare il nome di un perfetto sconosciuto nel cuore della notte… insomma non è la situazione migliore di tutte. Giunsi fuori dal bar e mi accomodai subito dopo aver comunicato la mia ordinazione ad un cameriere che mi era passato accanto poco prima. Senza pensarci due volte, d’istinto, ordinai un Manhattan. Non sapevo neanche della sua esistenza, ma allo stesso tempo lo conoscevo bene. Nella mia vecchia vita lo avevo sempre bevuto insieme a lui. Il drink arrivò e assaporandolo, mi tornò in mente il sapore nostalgico di quel nostro amore. Il nostro era un amore che supera il passaggio a nuova vita e che torna a tormentarti il cuore con questa maledetta nostalgia che lascia dietro di sé.
Mi voltai verso il cameriere, che non era più lo stesso di prima, per fargli i complimenti, quel drink era eccezionale. E lo vidi. Rimasi pietrificata di fronte a lui. Riuscì solo a pronunciare una parola, quella che da tempo mi tiene compagnia ogni notte.
«Richard…»
Lui mi guardò completamente sotto shock, non pronunciò una parola e se ne andò. Mi lasciò li, da sola, a chiedermi perché fosse davvero ritornato nella mia vita così. La sua reazione mi fece allarmare, se era scappato via in quel modo, poteva significare una cosa sola. Anche lui ricordava.
Corsi dentro per cercarlo, dovevo sapere.
Lo trovai in fondo alla stanza e andai da lui immediatamente.
«Non scappare ti prego, voglio solo parlare».
Si girò verso di me e mi guardò con uno sguardo strano. Era combattuto tra il restare ed affrontare la situazione e volatilizzarsi in un istante come aveva fatto prima.
Fece per oltrepassarmi, evidentemente la situazione per lui era fin troppo strana.
Istintivamente lo afferrai per il braccio, i miei occhi lo imploravano di restare. E per fortuna, alla fine lui cedette e decise di parlare con me.
«Se sei scappato via così vuol dire che anche tu ricordi tutto, sbaglio?»
«Non sbagli, sono mesi che faccio sempre lo stesso sogno e mi sveglio urlando un nome».
«Dillo, dimmi il nome».
«Lucia».
Sentendolo pronunciare il mio nome le lacrime iniziarono a rigarmi il viso. Lui ricordava me e quell’amore perduto. Non so perché, ma in quella stranissima situazione, ebbi quasi la sensazione di aver recuperato un pezzo importante del mio cuore. Quante possibilità c’erano al mondo di incontrare proprio l’uomo che occupa i tuoi sogni, senza averlo nemmeno mai incontrato? Se ci eravamo ritrovati un motivo doveva per forza esserci.
«Richard, so che tutto questo è strano, credimi lo è anche per me. Ma se il destino ha voluto farci incontrare anche in questa vita facendoci fare addirittura lo stesso sogno, non credi voglia dire qualcosa?»
«Onestamente non so cosa significhi, so solo che quando ti ho vista prima, il mio cuore ha perso un battito. Non so chi fossi prima, né perché ho iniziato a sognare tutto ciò, so solo che quell’amore vissuto con te nell’altra vita ancora mi fa battere il cuore».
Gli presi la mano e la tenni tra le mie, volevo fargli capire che era lo stesso anche per me. Provavo gli stessi sentimenti che provava lui.
Alla fine, non ci conoscevamo per niente… In questa vita eravamo completi estranei, ma toccando la sua mano, guardandolo negli occhi, mi sembrava quasi di essere capace di tornare al tempo in cui vivevamo l’uno per l’altra. Quel suo tocco così gentile fece vibrare il mio cuore ancora una volta. Per lui fu lo stesso, la sua espressione era molto chiara e mai avrei creduto di poter guardare nuovamente il viso dell’uomo che ha conquistato il mio cuore così tanto tempo fa.
«Richard, sembra strano anzi, assurdo. Ma quando ti sto così vicino il mio cuore torna a battere. Questo cuore che ho nel petto, ricorda perfettamente il tuo amore e il tuo tocco. Posso quasi affermare con certezza che tu gli sia mancato».
«Dire che è assurdo è riduttivo. Credo sia la situazione più folle in cui io mi sia mai cacciato. Ma condivido pienamente ciò che hai detto. Anche il mio cuore si sente così quando ti ha vicino. Credo che in un certo senso, ricordi ancora com’era amarti e voglia tornare a farlo».
D’istinto mi avvicinai a lui, tutto il nostro vissuto non lo rendeva più un semplice estraneo. Ma il mio grande amore da più tempo di quello che fossi in grado di ricordare.
«Sarebbe una cosa così stupida provare a restituire ai nostri cuori la possibilità di amarci?»
«No, credo che a tutto ci sia una spiegazione. Credo che provare a vederci sia la cosa migliore, ti va?»
«Certo che mi va». Le mie emozioni avevano completamente preso il sopravvento, ero felice e per la seconda volta, lo dovevo a lui.
Mi sporsi in avanti e lo baciai, ormai quei sogni non erano più solo un lontano ricordo, erano diventati il mio presente.
Le nostre labbra si unirono e mi resi conto che, dalla foga con cui ricambiava il bacio, probabilmente stava aspettando questo anche Richard.
Mi staccai da lui poco dopo, ormai ero certa che quei sentimenti avessero definitivamente assunto il controllo della mia vita, ma ormai non mi importava più. Richard era tutto ciò che volevo, tutto ciò di cui avevo bisogno e avrei lasciato a questo nostro ritrovato amore, di crescere e migliorare.
«Visto che non siamo più così estranei che ne diresti di venire da me a cena stasera? Cerchiamo di capire se questa cosa può funzionare. E comunque non è poi così strano se ci pensi, nell’altra vita dovevamo anche sposarci, cenare insieme era una cosa abituale per noi».
«Accetto, vediamo fin dove ci porta tutto questo. Male non può fare. Da te alle otto?».
«Perfetto, ti aspetto». Gli scrissi l’indirizzo su un fogliettino e andai a casa felice a preparare la cena.
Arrivarono le otto e il campanello suonò. Andai ad aprire la porta e ciò che vidi mi lasciò senza fiato, era ancora più bello di come lo ricordavo. Si era vestito elegante, si vedeva che a questa situazione stava dando importanza e la cosa mi fece sorridere.
Lo baciai e lo tirai dentro casa. Cenammo e ridemmo quasi per tutta la notte, stare con lui era meraviglioso. Mi dava l’impressione di vivere dentro una favola. Probabilmente, non sarei più riuscita a rinunciare a tutto questo e forse, nemmeno lui.
Si fece tardi, lui prese la sua giacca per andarsene ma io lo fermai. Era stupido correre così, ma l’unica cosa che volevo era che restasse con me, per tutta la notte.
«Resta qui ti prego, dormi con me stasera» il mio tono di voce era diventato quasi implorante, ma poco mi importava, lo volevo davvero qui con me e se questo fosse servito a farlo restare, avrei usato questo tono per tutto il resto del tempo.
«Va bene, rimango. Ce ne hai messo di tempo per chiedermelo».
Andammo a letto e dopo un lieve e dolcissimo bacio ci addormentammo abbracciati.
Ci svegliammo la mattina dopo, ancora abbracciati e ben riposati.
Nessun tipo di sogno, nessun grido di dolore e nessun nome da pronunciare. Finalmente tutto era finito e capimmo che quei sogni forse volevano solo farci stare insieme. Ed a questo punto probabilmente è l’unica cosa che ci interessa fare.
Ci ameremo anche in questa vita, con ancora più intensità.
Lui sarà mio, io sarà sua. Uniti in questa meravigliosa avventura chiamata amore.


Epilogo


Era ormai giunto il Natale.
La relazione tra me e Richard procedeva a gonfie vele e tutto sembrava perfetto.
Da allora non avevamo più avuto quei sogni… erano scomparsi, anche quelli di gente sconosciuta, mi sentivo libera e un po’ svuotata dalla responsabilità che quella situazione mi buttava sulle spalle.
Richard si era trasferito a casa mia già da qualche mese, ormai la nostra routine era confortante e piacevole.
Dopo averlo sognato per così tanto tempo, averlo davvero incontrato era stato un sogno ad occhi aperti ed avere la possibilità di vivere questo amore forte e impetuoso che ci scorreva nelle vene era davvero la cosa migliore che potesse mai essermi capitata nella vita.
«Tesoro, domani finalmente è Natale e ci siamo dimenticati di fare l’albero, siamo incorreggibili». Richard mi riportava all’ordine mentre io continuavo a sognare ad occhi aperti
«Cavolo! Mi ero completamente dimenticata. Rimediamo subito», andai in cantina velocemente a recuperare tutte le vecchie cose di Natale che avevo conservato. Erano anni ormai che non festeggiavo, ma quest’anno con lui, non vedevo l’ora che arrivasse quel giorno per dargli il mio regalo.
Tornai in casa di corsa, con quattro scatole una sopra all’altra. Erano tutte piene zeppe di addobbi vari e in una c’era anche l’albero.
«Non so in che condizioni siano, ma ecco qui il mio Natale» sorrisi tutta impolverata.
«Forza, al lavoro. Dobbiamo rendere questa casa degna di qualsiasi elfo», il suo spirito natalizio era talmente forte da riuscire a contagiare anche me.
Insieme iniziammo ad addobbare tutta casa, ma io in realtà avevo la testa altrove.
Continuavo a pensare al suo regalo. Il giorno dopo sarebbe stato Natale e lui sarebbe sicuramente uscito di mattina come al solito e quello sarebbe stato il momento perfetto per andare a prenderlo. Non era di certo qualcosa che si poteva infilare in una scatola; quindi, sarei andata a prenderlo solo poco prima di fargli la sorpresa.
Ci avevo pensato a lungo, ma questa era stata l’opzione migliore di tutte e sono certa che anche lui ne sarebbe stato felice e chi lo sa, magari avrebbe anche versato qualche lacrima di felicità.
Dopo un paio d’ore casa mia sembrava appena uscita dall’invasione di piccoli elfi di Babbo Natale. Ovunque io guardassi c’erano lucine colorate, addobbi e il suo sorriso radioso che mi guardava completamente soddisfatto da tutto quel lavoro. Era bello vederlo emozionato in questo modo, gli occhi gli brillavano allo stesso modo di tutte quelle lucine. Mi riempiva il cuore ad ogni sguardo.
Cenammo velocemente ed andammo a dormire presto. Il giorno seguente sarebbe stato Natale e avrebbe portato con sé molta più felicità di quello che credevamo entrambi. Non ero mai stata particolarmente attratta dalle feste, ma vedere lui così felice, riusciva in un qualche strano modo a farle apprezzare anche a me. Nella sua estrema semplicità, rendeva ogni cosa meravigliosa e degna di essere vissuta fino in fondo, feste comprese.
Arrivò finalmente la mattina di Natale, come pensato la sera precedente, mi svegliò con un bacio ed uscì. Io ero già sveglia da qualche ora, ma per non insospettirlo avevo continuato a fingere di dormire. Sotto le coperte ero già vestita, pronta per uscire ed il momento era appena giunto.
Misi il giubbotto pesante e gli scarponi. In città aveva nevicato per cinque giorni consecutivi e se non volevo scivolare maldestramente, gli scarponi erano l’unica mia via di fuga da una figuraccia. Per strada il vento gelido continuava a colpirmi sul viso, rabbrividivo ogni volta, ma d’altronde era inverno, era giusto che il freddo fosse pungente. Anche se una bella vacanza alle Maldive l’avrei fatta volentieri, avevo bisogno di sentire il calore penetrare nelle ossa.
Camminai fino alla macchina, il tragitto fu breve per fortuna. Guidai per una ventina di minuti fino al luogo in cui sarei dovuta andare. Suonai e una signora molto gentile venne ad aprirmi. Mi fece accomodare dentro casa sua e aprì la porta che fino a prima era stata chiusa.
Una marea di palle di pelo mi corsero incontro felici e scodinzolanti, tutti tranne una. C’era una piccola cagnolina timida che se ne restava in disparte, il suo sguardo mi colpì dritto al cuore. Era lei, era quella giusta.
Coccolai gli altri e ci giocai un po’, erano tutti così carini che non smettevo più di sorridere. Diedi i soldi alla signora e lei mi chiese quale cucciolo desiderassi.
«Voglio lei» indicai la cagnolina nell’angolo e la signora si sorprese
«Non vorrebbe per caso uno degli altri? Sono più giocherelloni… lei è troppo timida signorina».
«La voglio proprio per quello, lei è perfetta», vedendo la mia sicurezza la signora prese la cagnolina e me la porse.
La presi dolcemente e lei con la sorpresa di tutte e due, iniziò a darmi dei piccoli leccotti sul mento. La signora sgranò gli occhi stupefatta da quella scena e io trattenni a stento le lacrime per la commozione. Lei era decisamente la scelta giusta…
Uscimmo insieme e io la coprì con il mio giubbotto, non volevo di certo che sentisse freddo. La misi nel trasportino che avevo nascosto in macchina e insieme partimmo per la nostra casa.
Non appena arrivammo, notai che la macchina di Richard era di nuovo parcheggiata li. Era tornato prima del previsto e questo rovinava i miei piani. Avevo nascosto in cantina nei giorni precedenti, la cuccia, i giochi e tutto il cibo di cui avrebbe avuto bisogno la piccola.
Decisi di fargli comunque una sorpresa, salì le scale e lasciai entrare lei per prima… mi sorprese a tal punto che quasi caddi a terra, la cagnolina iniziò a correre verso il salotto da cui venivano dei rumori. Stava correndo da Richard pur non avendolo mai visto.
Le andai dietro e non appena lei varcò la soglia del salotto urlai «Buon Natale amore”…mi affacciai e ciò che vidi mi lasciò ancora più sorpresa di prima.
Richard aveva avuto la mia stessa idea, ora avevamo due pallette di pelo che si rincorrevano felici.
«Volevo farti una sorpresa ma alla fine l’hai fatta tu a me», era davvero sorpreso dal fatto che avessimo avuto la stessa idea
«Oh credimi, me l’hai fatta comunque… beh, due è meglio di uno no?» risi felice e mi abbassai in modo che i piccoli venissero da me.
Arrivarono correndo in modo goffo e impacciato e questo me li fece amare ancora di più.
Nel frattempo, Richard era scomparso, ma ci feci poco caso, avevo due piccoli batuffolini davanti a me che richiedevano tutta la mia attenzione ed ero davvero felice di pormi dedicare a loro, questo se possibile, era il miglior Natale di sempre.
Non potevo essere più felice di così.
Sentii da dietro la sua presenza, Richard si era piegato su di me e mi porgeva una piccola scatolina. Il mio cuore perse un battito.
«Richard, cos’è?» ero felice e spaventata allo stesso tempo
«Un regalo no? Aprilo dai» mi feci coraggio e indossando la mia solita curiosità, lo aprii.
Era davvero ciò che pensavo, mi aveva regalato un anello.
Mi girai e lo vidi in ginocchio, con i due cagnolini al proprio fianco. Una proposta simile non me la sarei mai immaginata.
«Vuoi sposarmi Lucia?», era emozionato tanto quanto me, tirai fuori il telefono e scattai una foto. Avrei voluto ricordare questa scena per il resto della mia vita.
«Certo sciocchino, come posso rifiutare una proposta simile? Me la state facendo in tre!». Lui che fino a poco prima non si era reso conto di niente, guardò in basso e si rese conto di cosa stessi parlando.
Scoppiò a ridere e si mise a coccolare i piccoli. Era davvero la scena più bella del mondo, la mia famiglia finalmente completa.
Lo baciai felice che tutto finalmente fosse così bello. Mai avrei creduto che tutto questo sarebbe potuto finire così, ma forse in qualche modo la magia del Natale c’entra qualcosa.
Finalmente ogni cosa è come dovrebbe essere.

Pagina Autrice: Greta Barrovecchio

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